22.11.05

Mi ha rovinato Daitan III



Una scelta è una scelta solo quando la si riesce ad identificare come tale. Ciò a dire (mi dicono che prima del '68 si dicesse così - poi è arrivato Cioè) se io sto scrivendo e scelgo una determinata sequenza (di parole, di note tanto per fare esempi a noi cari) riesco ad essere decisionale solo per una piccolissima percentuale.
Basta quella a caratterizzare quello che dico, scrivo, suono... ma allo stesso tempo tutto il resto non è opera mia: è qualcosa che ho automatizzato dentro di me, il sempiterno calle in cui ricado ogni volta che mi trovo all'interno di determinati vincoli.

Il motivo di queste di righe è, come al solito, ridicolo al punto da sembrare provocatorio: quando scrivo musica, sopratutto quando arrangio e penso al risultato finale, ritorno ai suoni originari della mia vita senziente.
C'è un progettista giapponese, Sakuma, che parla di 'Remembrance of sound past' e insegue nelle sue realizzazione audio il suono originario. Io molto più occidentalmente, ritorno ai primi suoni provenienti da un mangiadischi rosso...
Inutile che 45giri ci passassero dentro, basta l'immagine a corredo a descrivere un mondo.

E mi è andata anche bene che a scrivere allora fossero i Tempera e gli Zara, chè a nascere di questi tempi Mediasetteschi sarei stato omologato già dal primo ascolto.
Perchè, sono sicuro e poi lo dice anche Bisio, se i bambini erano di sinistra ci sono N+1 motivi. Uno di questi è che una volta per noi i Cavalieri erano solo quelli del Re.