3.12.05

Elogio della forma pura



Parlare di musica è per me afferire al sacro che incrocia i sensi umani. Lo faccio quindi con una certa reverenza, sempre dopo aver 'digerito' l'ascolto. Spesso accade che mi violento nell'ascolto quando intuisco una potenzialità di fondo fino a quando l'ascolto stesso non si impossessa di me.

Stasera ribalto tutto e, in piena folgorazione, scrivo di quello che ora, quieora, sto ascoltando. Una forma pura, l'incarnazione della mia idea prototipale di forma musicale . Una forma in cui tutto è, spinozianamente, sub specie aeternitatis. Ennio Morricone e Dulce Pontes. Il più grande musicista italiano e la voce più espressiva del panorama (largo a piacere) di questa fetta di epoca contemporanea.

Tutto come avrei sempre voluto scrivere e eseguire. Ora che ho scoperto che quell'orizzonte di perfezione esiste dovrò buttare più in là lo sguardo, altrimenti rischio di fermare praxis e poiesis e azzopparmi lungo il mio percorso musicale. Stasera resto zoppo.