28.3.06

Il monumento a Baracca



Capito a Lugo di Romagna per caso, chè in certi posti ci si capita solo per caso. Ho un'ora per girare, ne' di meno ne' di più. Nelle guide del Touring le visite alle città sono progettate al minuto e per ogni giro ti si dice quanto ci metti, cosa vedi, se ti stanchi... Lugo non è, o almeno non sembra una città da logica Guida Toring, dove tutto deve essere definito nelle forme a priori spazio e nel tempo: non è, per dirla in breve, kantiana.

E siccome kantiano non sono (o non credo di essere) nemmeno io, decido per una randomica perlustrazione della città basandomi soltanto su criteri toponimici.
Faccio un esempio: sono ad un bivio, ho davanti via Mazzini e Via Arturo Vitali. Arturo Vitali non so chiaramente chi sia ma per avere una strada deve essere come minimo del luogo: se scelgo Vitali avrò con tutta probabilità una strada con forte personalità locale e nulla da vedere, insomma una strada venosa; se invece scelgo Mazzini sarò sicuro che il Toponista del tempo non avrà ignorato i doveri retorici di un postrisorgimentale, e avrò una strada uguale a tante altre ma più arteriosa.
Avvertenza: questa logica non funziona nei grandi centri, diciamo nei centri con più di 100mila abitanti.

Faccio insomma il mio inutile giro per Lugo e torno al punto di partenza, il monumento a F.Baracca. All'inizo l'avevo guardato con sufficienza pur subendo il richiamo datomi da certa architettura italica. Alla fine del giro non avevo più scuse: un quarto d'ora da dedicare al bronzo e alla pietra (che scoprirò provenire da Tivoli). Dopo qualche minuto ho pulsioni frenetiche nei confronti dell'opera: scarto nella memoria tutto quello che riesco a paragonare a quello che vedo. Alla fine dell'ora mi allontano sicuro che quell'ala verticale nella piazza rimarrà nel mio immaginario.