Isole
Riesco a vivere solo su isole.
Esiste nei posti in cui vivo una costa, un limite, che sia conosciuto e consueto. Mi piace pensare che sia proprio l'analisi di questa frontiera a permettermi di decifrare quel che vedo.
L'isola cirenaica ha una costa di ferro e traversine, di passaggi a livello e di stazioni sotterranee.
Vi ho fatto naufragio 4 anni fa e non sono ancora riuscito a ripartire. E' un modello, un'insieme di regole sociali e morali, per decodificare questo pezzo di vita. Le ho intitolato un racconto d'appendice che esce con periodicità indefinita e indefinibile.
L'isola teatina, terra natìa e luogo di forzato esilio allo stesso tempo, ha una costa frastagliata di miti piccolo-borghesi. Attraccare è difficile, sopravvivere quasi impossibile.
Stasera nel mio forzato esilio mi sono messo a decifrare un antico mito di gioventù: la geometria dei lampioni sotto il portico dell'Upim (anche se l'upim non c'è più). I lampioni, o meglio dire i misteriosi oggetti che illuminano il portico, sono la chiave per decifrare quel che mi ciroconda: demodè, finti, ricettacolo di guano di piccioni e polveri decennali, inutili. Tutto questo è l'isola teatina, che sprofonda della sua stassa inerzia sociale.
Di recente ho incrociato un'altra isola che gli indigeni chiamano Sardinia. Non ha il fascino naturale delle isole già descritte ma è ugualmente degna di un post, appena il tempo di dipanare la trama del già detto e dell'indicibile.

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