Slowdrive

E' un anno che ho ricominciato a scrivere qui sopra, che ho ricominciato a farlo con l'ottica di una ricerca sul sè. Ho capito che scrivere è lavoro di attenzione e di esperienza: non ho intenzione di allargare la schiera dei blogger de la dimanche. Ho intuito discusso e verificato che c'è il mezzo è il veicolo, non più il media. E se il contenuto va veicolato - ovvero messo su strada - io scelgo di guidare piano. Raccontare il vissuto è un comodo binario della scrittura: nella maggior parte dei casi è un binario morto. Per questo credo sia necessario fuggire, o meglio schivare, ogni adagio autonarrante. Cosa rimane?
Ho due idee per la testa.
Una è vecchia ma con un vestito nuovo. Sparagnaecumparisci l'avevamo chiamata prima ancora di definirla. Ora l'idea ce l'ho chiara in testa. Talmente chiara che me la rotolo in testa in cerca di un riferimento credibile e non riesco a descriverla. Ecco... (il riferimento, intendo): la narrativa di viaggio 'alla Manganelli' con l'ipotesi (in realtà non escludibile nemmeno per gli editi Adelphiani) di un Manganelli marpione.
La seconda è vecchia uguale e ha bisogno di semi per germogliarel. Qualcosa sulle strade alternative come chiave per ritagliarsi una vita. Le strade come simbolo della comunicazione. Tutto tranne l'autostrada. Una condanna al troppo veloce, all'alienazione rispetto al contesto, all'Highdrive.
Slowdrive, appunto.

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