7.9.06

Capo Carbonara



Mi dicono si chiami così la punta in basso a destra di quell'isola che, come ho detto, meritava uno scritto a parte. Non foss'altro, mi viene di aggiungere, per ragioni socio-temporali. Ho scelto (anche il verbo 'scegliere' avrà le sue future divagazioni) di passare l'estate su quella punta, che fino al giorno prima del traghetto sapevo a malapena, per memoria di studi d'obbligo, dove fosse Cagliari.

Insomma la punta.
Dove c'è una punta c'è sempre un faro. Il faro, pensavo, c'era anche prima dell'Aga Khan e può essere buon baricentro delle mie, necessarie e insopportabili, analisi del luogo. Ogni sera un pretesto per guardare il faro, che ci sfiorava sulla testa, ogni sera un'analisi diversa. Alla fine ho smesso di fare analisi e sono finito a guardare il faro in quanto faro.
Non credo di esserne ancora capace, ma ho scoperto che limitare le cose allo sguardo e frenare ogni connessione semantica ha il suo fascino (oltre che la sua comodita.
[Ho scritto una cosa complicata da troppi periodi. Riscrivo:]
E' bello guardare le cose (e fermarsi lì).

Allora una sera vado a vedere il faro con Gaia. Ci si arriva sotto con la macchina. Alla radio passa un pezzo di Gianna Nannini. Riporto quanto ho pensato in quel momento: 'con 3 anni di ritardo rispetto a Cornelius qualcuno anche in italia comincia a fare i dischi con un suono europeo. Gianna Nannini si teneva aggioranta già negli anni '80 usando lo stick alla Tony Levin nei suoi Maschi. E poi all'ultimo concerto che ho visto aveva anche il sound designer nella band. Insomma è up-to-date e non c'è troppo da stupirsi. Però, con i tempi (e i mercati) che corrono lanciare un pezzo esitivo del genere è cosa rara.'

Da quella notte ogni volta che penso a un faro mi viene in mente Gianna Nannini con il video di questo pezzo (video che poi avrei visto sucessivamente e ricollegato al nodo dei ricordi). Lo riporto, che casualmente mi calza - anche se credo che sia una sorta di 'taglia unica'.

Come l’estate piena di luce
Tornera’ la nostra storia
Ora e per sempre senza grida

(G.Nannini, 2006)