28.1.07

Voghera

Anni fa sull'Espresso o (sull'inserto del Corriere) c'era una rubrica sulla poesia. In pratica ogni numero dedicava una pagina all'opera di un poeta 'minore' con qualche nota biografica e due poesie impaginate negli stessi spazi. La lettura della poesia è la risoluzione di un mistero, è il risolvere un problema di cui non hai nemmeno i dati iniziali. Almeno per me è tutto questo e quindi leggo poco e capisco nulla. Una volta però avevo meno certezze metodologiche e più curiosità e allora quelle pagine di poesia erano un po' come i problemi matematici della settimana enigmistica: la mia chiave privata alla poesia. Ricordo solo una poesia tra tutte. parlava della stazione di rovigo. L'autore era nel treno fermo nella stazione e raccontava di questa stazione in cui non era mai sceso.
Oggi (e ieri) il mio treno è passato per voghera. credo che la stazione di voghera sia un altro di quei posti che meritano di essere raccontati. Io però poeta non sono e mi limito a qulche riga senza metro ne' rima. Voghera per noi che siamo nati verso il sud è un luogo di mitologica inconsistenza. ce la immaginiamo immersa nella nebbia, e ci immaginiamo che questa nebbia renda piatti caratteri e esistenze delle persone e magari le cose che immaginiamo sono anche vere.
Allora, ieri sull'interregionale veloce bologna-torino, poi oggi pomeriggio, su questo regionale torino-piacenza. La stazione di voghera è grande, prima sorpresa, che pensi di essere in un posto importante quando il treno ci inizia a entrare e poi vedi il cartello Voghera e quasi ci rimani male. Poi a voghera ho trovato tanta luce, che alla fine il panorama che vedi, quello che stai vedendo ora mentre ha appena lasciato la stazione, ti piace a tal punto da aprire il macbook e fotografare queste immagininella tua mente. E ancora: alla stazione di voghera salgono e scendono tante persone, e tu non conosci il 'mistero' di tutte quelle persone, perchè salgono e scendono solo qui e non nelle città 'importanti'? forse oggi ho trovato un'altra città importante, per i suoi treni, per le sue luci, per il mistero omertoso delle facce di queste persone.

12.1.07

Portabilità










Ho cominciato la volta scorsa a Londra.
L'ansia di non perdere traccia del pensiero, la voglia di fotografare con le parole il contesto mi hanno obbligato a girare con un finto moleskine, molto più grande molto più comodo molto più economico. Una sterlina a mezzo (sesqui come direbbero i latini) per entrare in possesso dell'uovo di colombo. Gli inglesi quando vanno in giro hanno freddo e si fermano nei caffè, e mentre bevono leggono scrivono sia da soli che in compagnia. E allora ho pensato di fare anche io il giovane europeo (l'immaginario del ragazzo dell'Europa di Nanniniana memoria) e mi sono messo a scrivere. Così, ho pensato, ho tante cose da mettere poi nel blog.
E invece di quegli inchiostri su carta non è arrivato nulla.

Allora ho allargato l'idea e ho comprato un MacBook così, ho pensato, ho tante cose da studiare produrre e sistemare nei tempi morti.
Purtroppo stavolta non mi sono sbagliato. Sono diventato dipendente da questi tasti bianchi, che schiaccio anche ora su un volo lowcost Forlì-Londra, pensando ai racconti di viaggio che Tondelli formalizzava in modo più analogico e più suggestivo dei miei.
La batteria di questo rettangolo bianco arriva a 6 ore di durata, riesco a coprire i tempi morti di qualsiasi giornata senza avere nemmeno l'alibi della batteria scarica. E allora produco inutilità come questa che leggete, misto di grafomania e esibizionismo moralizzate.
E che cosa sarà poi l'esibizionismo moralizzante? Potrei condificare in quasto modo le mie estetiche e avere il prestesto per un'altro inutile post. La valchiria vestita da hostess mi dice cortese (ho scoperto da poco la differenza con 'gentile') di spegnere il portatile, che si atterra. Nonostante l'aspetto e il tono minaccioso credo meriti il vostro ringraziamento, chè almeno è riuscita ad arginare questa catena chiamata portabilità.


p.s. metto online questo post dalla laptop area della LSE library. Ecco, appunto... la portabilità.

30.11.06

L'anomalia Belady



Immaginiamo assimilare la sequenza di informazioni 1 2 3 4 1 2 5 1 2 3 4 5... . Uso numeri per comodità di rappresentazione, ma funziona con qualsiasi cosa che sia un'informazione.

Immaginiamo ancora di avere un cervello che ricorda solo 3 informazioni: quando ne arriva una nuova si sostituisce la più vecchia, se non è già presente nel cervello. In pratica all'inizio il nostro cervello è vuoto, poi contiene [1], poi [1,2] poi [1,2, 3] poi arriva il 4 e allora sostituisco l'1 che era la più vecchia [4,2,3], poi torna l'1 che però non ho più in memoria e sostituisco il 2 che nel frattempo è diventata l'informazione più vecchia [4,1,3] etc etc...

L'ideale sarebbe avere quindi una memoria molto grande, così da non fare sostituzioni, visto che ogni sostituzione è un dimenticare e un dover riapprendere da capo. Nel caso di una memoria infinita non dimentico mai nulla e ogni informazione che arriva ha un posto libero da occupare, se non è già presente in memoria e quindi il posto ce l'ha già.

C'è un'anomalia a questo procedimento e ve la propongo (senza poi risparmiarvi dalla morale finale). Allora: se ho una memoria di tre informazioni [a,b,c] per esplorare tutta la sequenza devo fare 9 sostituzioni. Se invece ho una memoria di quattro informazioni [a,b,c,d], e qui viene il bello, per esplorare tutta la sequenza devo fare 10 sostituzioni!
Quindi, in altri termini, con più memoria a disposizione dimentico più in fretta e devo fare più fatica a riapprendere.

In questa epoca di flussi di informazione continui, di intelligenza collettiva (o connettiva secondo alcuni) virtualmente senza limiti, l'anomalia di Belady ci propone una soluzione inaspettata: diminuire le capacità della nostra memoria per riuscire a raccogliere più informazioni (a parità di impegno).

Andando a scavare nel processo logico non troviamo nessun paradosso che ci salvi da questa pericolosa anomalia. La causa, approfondendo lo studio, è il fatto che si dimenticano prima le informazioni che da più tempo sono in memoria.
Il nostro cervello funziona così, almeno sul breve periodo. Poi invece, dice mia nonna, ti ricordi solo le cose di una volta. Ed è proprio questo, matematicamente, l'unico modo di riequilibrare questa anomalia.

17.11.06

Aleksandr Y. Khinchin



Nei miei primi anni di università mi ancoravo all'analisi matematica come ultimo approdo del mio conatus interruptus di filosofie irrazionali & affini. Ero convinto di poter sopravvivere anche solo grazie a quell'amore tardo con il metodo deduttivo e (sopratutto) con i limiti semantici dei formalismi. Certe sere, di nascosto, abbandono i libri consigliati e vesto abiti curiali (da Machiavelli del far di conto). Davanti a me si rivelano in tutto il loro algido formalismo i principi di Analisi Superiore editi dagli editori riuniti in anni di blocchi contrapposti. Dentro quei libretti grigi c'era un mondo di teoremi parallelo al nostro, ma con i nomi cirillici e incomprensibili, un universo socialista degno dei migliori Ofllaga Disco Pax.
Poi, come dice uno dei pochi maestri incontrati qui a Bologna, che ad essere elettronici c'è da essere un po' masochisti con le matematiche, mi ritrovo a seguire per istinto un percorso sempre più legato alle 'mie' matematiche. La teoria dell'informazione mi riappacifica anche con il mondo reale e vengo iniziato alle Qabale della teoria funzionale e alle distribuzioni. Il ritorno a un'idea incompleta di semantica formale torna ciclicamente a farmi sfiorare il mio iperurano di idee irrangiungibili e sofismi.
Per qualche anno nulla. Solo tecnica, Severiniana tecnica.
L'anno scorso qualche profetico abbaglio, complice la statistica economica di Gaia. Riprendo in mano autocorrelazioni e amenità simili.
Oggi nella mia tesi si materializza Khinchin e il suo teorema sulle trasformate delle autocorrealzioni. E rivedo le improvvisate spigezioni dell'anno scorso nei giardinetti del S.Orsola e poi ancora indietro le notti di Analisi e cappuccini al GodotWine di via Cartoleria, e ancora più in là il piano rialzato della sala di consultazione della Biblioteca De Meis, al 515.qualcosa, quei libri grigi così rigorosi, così puri, così idealistici.

8.10.06

La scoperta del male


In questi anni universitari la parola scitta è stata salvifica prima da letta, poi da scritta. Al quarto anno mi sono trovato a non aver più bisogno di leggere e per caso ho riscoperto il conforto del libro narrato. Non ne ho più fatto a meno, in questi anni, tra alti e bassi. Ho cominciato a scrivere per terapia, dico spesso vezzeggiandomi inutilmente. Ora, per essere coerente con il progetto, devo scrivere di quel che mi accade.

Mi dicono in molti dell'aiuto della psicologia e di quanto possa far bene e di quanto io ne abbia bisogno. A che mi serve lo psicologo se ho la scrittura? Quale migliore strumento? Anticipo quello che stai pensando, che è proprio chi più ha bisogno ad avere la sicurezza del non-bisogno. Lo so da me. Io comincio a scrivere, male che va lascerò all'analista un po' di materiale scritto in più da ricontrollare. L'analista è lì che ascolta, come il foglio di carta, come il monitor bianco. L'analista non dice nulla, come il foglio di carta, come il monitor bianco.

Contravvendendo al più elementare principio di conoscenza del sè (gnozisautismo?) salterei direttamente alla sintesi di tutto questo ragionare e psicologizzare. Il punto di arrivo (e di partenza di chissà cosa'altro) è: ho capito di non essere una bella persona. Eppure, penso, ho costruito questi anni di rapporti su principi di etica naturale, ho saldato la mia idea di vita a quella dello sviluppo dell'altro, ho accarezzato l'ideale sociale attraverso poeti anarchici. Possibile che io sia 'cattivo'?
Lo sono.

Questo è il problema, ora arriva la tragedia.
Viviamo proprio in base alle nostre dimensioni, ai nostri parametri umani. Per es. una cosa genericamente 'grande' è grande in rapporto alle dimensioni del nostro corpo, una persona 'intelligente' lo è in base ad un paragone implicito con noi stessi.
Quello che mi chiedo quindi è: se è vero (come è vero) che sono cattivo, i valori che ingenuamente ho pensato sempre come buoni (l'uguaglianza sociale, il rigore culturale, l'impegno affettivo) cosa diventano? Devo ribaltare tutto?

25.9.06

Campioni del mondo


Degli sport importanti... il ciclismo.
Tante volte ho provato, sempre per terapia si intende, a raccontare il mio rapporto con le due ruote. Mai arrivato a spiegare nulla, perchè nulla si può raccontare di certe passioni.
Sono stato misticamente assorto davanti alla bici di un Pantani esordiente esibita come reliquia a Cesenatico. Ho costretto i miei compagni di viaggio ad allungare di un pomeriggio il viaggio 'deviare' sul Col de la Madeleine. A 17 anni ho attraversato la penisola su una Specialized minimamente attrezzata, con un sacco a pelo e uno zaino di sopravvivenza estremo da far invidia ad un Inter-rail-man di altri tempi.
Oggi non vado oltre qualche decina di chilometri, senza bagagli ma con la stesse percezioni ogni volta che sento entrare le gambe.

Lo dicono in molti e, per una volta, sento di unirmi al coro: pedalare è rimasta una pratica sportiva epica e mistica. Da soli si pedala, da soli ci si confronta con la strada, da soli ci si riappropria dello spazio e dell tempo.
Definirlo sport è riduttivo, anzi nel mio caso inutile visto che non ho mai gareggiato con altri. Oggi però mi giustifico nel dire di aver vinto.

7.9.06

Capo Carbonara



Mi dicono si chiami così la punta in basso a destra di quell'isola che, come ho detto, meritava uno scritto a parte. Non foss'altro, mi viene di aggiungere, per ragioni socio-temporali. Ho scelto (anche il verbo 'scegliere' avrà le sue future divagazioni) di passare l'estate su quella punta, che fino al giorno prima del traghetto sapevo a malapena, per memoria di studi d'obbligo, dove fosse Cagliari.

Insomma la punta.
Dove c'è una punta c'è sempre un faro. Il faro, pensavo, c'era anche prima dell'Aga Khan e può essere buon baricentro delle mie, necessarie e insopportabili, analisi del luogo. Ogni sera un pretesto per guardare il faro, che ci sfiorava sulla testa, ogni sera un'analisi diversa. Alla fine ho smesso di fare analisi e sono finito a guardare il faro in quanto faro.
Non credo di esserne ancora capace, ma ho scoperto che limitare le cose allo sguardo e frenare ogni connessione semantica ha il suo fascino (oltre che la sua comodita.
[Ho scritto una cosa complicata da troppi periodi. Riscrivo:]
E' bello guardare le cose (e fermarsi lì).

Allora una sera vado a vedere il faro con Gaia. Ci si arriva sotto con la macchina. Alla radio passa un pezzo di Gianna Nannini. Riporto quanto ho pensato in quel momento: 'con 3 anni di ritardo rispetto a Cornelius qualcuno anche in italia comincia a fare i dischi con un suono europeo. Gianna Nannini si teneva aggioranta già negli anni '80 usando lo stick alla Tony Levin nei suoi Maschi. E poi all'ultimo concerto che ho visto aveva anche il sound designer nella band. Insomma è up-to-date e non c'è troppo da stupirsi. Però, con i tempi (e i mercati) che corrono lanciare un pezzo esitivo del genere è cosa rara.'

Da quella notte ogni volta che penso a un faro mi viene in mente Gianna Nannini con il video di questo pezzo (video che poi avrei visto sucessivamente e ricollegato al nodo dei ricordi). Lo riporto, che casualmente mi calza - anche se credo che sia una sorta di 'taglia unica'.

Come l’estate piena di luce
Tornera’ la nostra storia
Ora e per sempre senza grida

(G.Nannini, 2006)

28.8.06

Isole


Riesco a vivere solo su isole.
Esiste nei posti in cui vivo una costa, un limite, che sia conosciuto e consueto. Mi piace pensare che sia proprio l'analisi di questa frontiera a permettermi di decifrare quel che vedo.

L'isola cirenaica ha una costa di ferro e traversine, di passaggi a livello e di stazioni sotterranee.
Vi ho fatto naufragio 4 anni fa e non sono ancora riuscito a ripartire. E' un modello, un'insieme di regole sociali e morali, per decodificare questo pezzo di vita. Le ho intitolato un racconto d'appendice che esce con periodicità indefinita e indefinibile.

L'isola teatina, terra natìa e luogo di forzato esilio allo stesso tempo, ha una costa frastagliata di miti piccolo-borghesi. Attraccare è difficile, sopravvivere quasi impossibile.
Stasera nel mio forzato esilio mi sono messo a decifrare un antico mito di gioventù: la geometria dei lampioni sotto il portico dell'Upim (anche se l'upim non c'è più). I lampioni, o meglio dire i misteriosi oggetti che illuminano il portico, sono la chiave per decifrare quel che mi ciroconda: demodè, finti, ricettacolo di guano di piccioni e polveri decennali, inutili. Tutto questo è l'isola teatina, che sprofonda della sua stassa inerzia sociale.

Di recente ho incrociato un'altra isola che gli indigeni chiamano Sardinia. Non ha il fascino naturale delle isole già descritte ma è ugualmente degna di un post, appena il tempo di dipanare la trama del già detto e dell'indicibile.

25.8.06

Slowdrive



E' un anno che ho ricominciato a scrivere qui sopra, che ho ricominciato a farlo con l'ottica di una ricerca sul sè. Ho capito che scrivere è lavoro di attenzione e di esperienza: non ho intenzione di allargare la schiera dei blogger de la dimanche. Ho intuito discusso e verificato che c'è il mezzo è il veicolo, non più il media. E se il contenuto va veicolato - ovvero messo su strada - io scelgo di guidare piano. Raccontare il vissuto è un comodo binario della scrittura: nella maggior parte dei casi è un binario morto. Per questo credo sia necessario fuggire, o meglio schivare, ogni adagio autonarrante. Cosa rimane?

Ho due idee per la testa.
Una è vecchia ma con un vestito nuovo. Sparagnaecumparisci l'avevamo chiamata prima ancora di definirla. Ora l'idea ce l'ho chiara in testa. Talmente chiara che me la rotolo in testa in cerca di un riferimento credibile e non riesco a descriverla. Ecco... (il riferimento, intendo): la narrativa di viaggio 'alla Manganelli' con l'ipotesi (in realtà non escludibile nemmeno per gli editi Adelphiani) di un Manganelli marpione.
La seconda è vecchia uguale e ha bisogno di semi per germogliarel. Qualcosa sulle strade alternative come chiave per ritagliarsi una vita. Le strade come simbolo della comunicazione. Tutto tranne l'autostrada. Una condanna al troppo veloce, all'alienazione rispetto al contesto, all'Highdrive.
Slowdrive, appunto.

18.7.06

La fontana di Banzi

O fons Bandusiae splendidior vitro 
dulci digne mero non sine floribus,
cras donaberis haedo,
cui-frons-turgida-cornibus

primis et venerem et proelia destinat;
frustra: nam gelidos inficiet tibi
rubro sanguine rivos
lascivi suboles gregis.


Il 18 luglio del 1996 c'era il mio orale della maturità. Latino. Parlai di Orazio con giovanile presunzione , forte di una patronimica discendenza e casuale affinità di sensibilità.
Cercai inutilimente di relazionare un testo a latere che avevo divorato e sintetizzato in qualche ora. Parlava, il testo a latere, dei rapporti tra Orazio e un senso Europeo di morale: una sorta di 'Orazio progressivo' e la Ginestra che trovavo nelle mie traduzioni non era un criptico inno rivoluzionario quanto invece un intimo omaggio alla memoria, la Fons Bandusia. Io cercavo, come ho già scritto, una via intima e umanista al dovere rivoluzionario: come lasciarmi scappare la ghiotta occasione della rivalutazione marxista dei classici?
Accennai qualcosa all'insignificante membro della commisione. Lei nulla. Mi guardò, mi interruppe, mi chiese un paradigma. Il mio rapporto 'ufficiale' con il latino è finito con quel paradigma.

Il rapporto con la Fons Bandusia invece no. Lo ritrovo qualche anno dopo, con un po' di autosuggestione, in una conoscenza 'a latere' rispetto alla consuetudine delle mie dinamiche bolognesi.
Con ritmi da bradipo ferito, per usare un'immagine del mio autorevole biografo, comincio a incrociare per qualche ora a stagione A., che di Orazio è conterranea e rivela un'eredità molto più marcata del mio formale patronimico.
Come la fontana di Orazio per il suo colto commentatore, A. mi appare quasi subito come il punto di equilibrio tra introspezione e rivoluzione. Un senso criptico di umanità la possiede e la vincola. Come tutti i classici, che a detta di Calvino non finiscono mai di dire quello che hanno da dire, A. centellina idee e parole quasi avessero queste ultime un costo che non si può sostenere.

A., l'ultima volta che l'ho incrociata, sembrava uscita da un vecchio disco di Guccini. Un'immagine che stava alla ricchezza dei suoi silenzi come quello sterile paradigma di 10 anni fa stava alle mie inutili e bellissime letture a latere. E, neanche a dirlo, anche questa volta è finito tutto con un paradigma.

4.7.06

Post di notte n.2

E un' altra volta è notte e scrivo,
non so nemmeno io per che motivo, forse perchè son vivo
e voglio in questo modo dire "sono"
o forse perchè è un modo pure questo per non andare a letto


... diceva qualcuno che la Cirenaica la conosceva bene, tanto da intitolare una sua opera (da cui traggo i versi della citazione) ad una delle direttrici di quest'isola di Bologna.
Come dice qualcun'altra si capisce invece l'ora in cui sono andato a dormire dai post che scrivo - qui sopra o su mrdedalus. Con una certa attenzione si può dedurre anche cosa ho fatto nelle ore precedente e quanto sono vicini gli esami. L'umore invece a quest'ora è sempre lo stesso, trasparente e assente. Un esercizio per praticare l'epochè in questa epoca.

25.6.06

Mondi lontanissimi



Era il giugno della prima estate 'consapevole': il giugno in cui finiva il tuo primo anno di liceo classico e andavi sufficientemente fiero dei tuoi 14 anni e usavi come misura di vanto i 16 della tua ragazza.

Al concerto del Primo maggio in P.zza S.Giovanni, in quel giorno che ti aveva consacrato 14enne, avevi visto Guccini cantare la locomotiva e De Andrè suonare insieme a Roberto Murolo.
Due settimane prima (e un giorno dopo i fatti di Capaci) aprivi un corteo nel corso tua reazionaria città natia insieme ad Alessio e passavi abitualmente i pomeriggi domenicali nello stesso reazionario corso raccogliendo firme per un centro sociale.
Avevi imparato a decodificare acronimi come F.I.P. o C.I.P. in calce ad un volantino.
Incastravi, in quella primavera, versioni di Greco e assemblee a Lettere e Filosofia, avevi una mappa precisa del fermento sociale e dell'associazionismo brado che, in qualche modo, concretizzava quel fermento.
Nel cortile del tuo palazzo avrebbe resistito per anni la scritta 'Gaspari: Chieti non è il tuo feudo' che era trasudata sul cemento mentre imprimevi con una bomboletta blu il tuo sintetico pensiero sul cotone di uno striscione.

Con un'indole (che poi avresti scoperto costante nelle tue relazioni) cercavi però una via privata e meno trafficata ai doveri rivoluzionari. Avevi ascoltato in quel celebre primo maggio un barbuto Battiato cantare Prospettiva Nevsky come se fosse un lieder. Durante la riunione del collettivo Cassandra, in cui eri il più giovane militante, Alessandro (che studiava architettura a Pescara e chissà ora dov'è finito) ti aveva detto che 'le barricate in piazza le fai per conto della borghesia'.
Nell'unica libreria frequentabile di quella città bempensante, dove ora c'è l'ennesima agenzia viaggi, avevi adocchiato Tecnica Mista su Tappeto. L'avresti comprato qualche giorno dopo e letto una prima volta in poche ore. Lo scrivere ostinatamente codificato, il negarsi al facile ascolto, la soppressione delle ritimiche e l'uso percussivo e alternativo degli strumenti avrebbero segnato non solo il tuo gusto compositivo.

Noleggiavano CD in un piccolo garage e questo, in quel 1992, era un'avanguardia della condivisione dei saperi, un Sancta Sanctorum delle tue necessità di ascolto.
Classificavi i cd da noleggiare in base al nastro su cui poi copiarlo: c'erano cd da Sony hf, altri elevabili al rango di una Esprit II, pochissimi degni di una Maxwell metal.
Il primo cd che hai scelto di noleggiare è stato Mondi Lontanissimi, copiato su una Maxwell cromo che avrebbe ospitato anche - con divisione asimmetrica dei lati di registrazione - L'arca di Noè e Fisiognomica.
La notte cercasti, aiutato dal repeat del tuo lettore cd, trarre una chiave di vita dai Treni di Tozeur. Non avevi nessun vincolo con il tuo futuro, e di sicuro avresti odiato di sapere che 14 anni dopo un'altra notte di Giugno ti avrebbe spinto a raccontare tutto questo.

18.6.06

Fest-festival



Ieri sera ho cenato al Fest-Festival. Il Fest-Festival si fa a Villa Torchi che poi è il nome di un parco a nord di Bologna, più che parco un rettangolo di verde tra i palazzi di quelli che Calvino ci faceva dormire Marcovaldo. C'ero già stato ad aprile con Mauro per la 1^ festa della zuppa. Alla festa della zuppa avevo fatto tante foto, qui alla Fest-Festival ci sono capitato senza macchina e quindi per l'immagine del post devo appoggiarmi all'archivio fotografico del sito organizzatore.
Si mangiava solo riso all'indiana con un paio di cremine salate e dolci a far da contorno. si beveva invece globalizzato, fortunatamente. Ecco.. dietro il 'fortunatamente' c'è la chiave interpretativa della serata: tutto quello che di interessante c'era non aveva nulla a che fare con il commercio equo e solidale che, non l'ho detto ma i più informati avranno immaginato, era il discorso di fondo del festival. Di interessante appunto c'era il teatro alla 'Paolini' con la storia di una fabbrica di piombo di Trento, c'era un ragazzo che realizzava artigianalmente rompicapi in 3 dimensioni in legno-corda-ferro. Di intereressante c'era anche un gruppo balcanico Sax-Contrabasso-Percussioni-Violino che inframezzava brani abbastanza puri con barzellette surreali. Di interessante c'era poco altro, anche se sono sicuro che mia madre sarebbe stata ore a girare e a parlare.
Io sono andato via presto a festeggiare il (30-1)-simo compleanno del mio pupillo, con 3 birre Peroni fresche che avevano sull'etichetta le foto delle formazioni dei vecchi mondiali. Niente guaraniti & similia.

6.6.06

Chiara si sposa



In questi giorni si sposa Chiara. Non ci sono stato, non ci sarò, per pigrizia di distanza e pretesto di impegni. La verità è che ci penso. Penso alle diverse velocità, ai ritardi, alle occasioni da sfruttare e a quelle da cercare. Chiara è quella che queste cose le ha sempre intuite un attimo prima degli altri. A Venezia si presentò con due ragazzi conosciuti sul treno, nessuno dei due italiano. Ad agosto non ti chiede 'cosa fai a capodanno' ma ti propone un rispettabile e dettagliato programma di fine dicembre. Chiara studiava solo di notte perchè di giorno faceva tante altre cose e quando la incontravo mi dava sempre un passaggio in scooter. Chiara ha un cognato che mi ha offerto un whisky irlandese senza conoscermi. Chiara è stata una delle poche persone a preoccuparsi di mia sorella, anche lei senza conoscermi.

Chiara non l'ho mai conosciuta bene: un po' mi dispiace.

28.3.06

Il monumento a Baracca



Capito a Lugo di Romagna per caso, chè in certi posti ci si capita solo per caso. Ho un'ora per girare, ne' di meno ne' di più. Nelle guide del Touring le visite alle città sono progettate al minuto e per ogni giro ti si dice quanto ci metti, cosa vedi, se ti stanchi... Lugo non è, o almeno non sembra una città da logica Guida Toring, dove tutto deve essere definito nelle forme a priori spazio e nel tempo: non è, per dirla in breve, kantiana.

E siccome kantiano non sono (o non credo di essere) nemmeno io, decido per una randomica perlustrazione della città basandomi soltanto su criteri toponimici.
Faccio un esempio: sono ad un bivio, ho davanti via Mazzini e Via Arturo Vitali. Arturo Vitali non so chiaramente chi sia ma per avere una strada deve essere come minimo del luogo: se scelgo Vitali avrò con tutta probabilità una strada con forte personalità locale e nulla da vedere, insomma una strada venosa; se invece scelgo Mazzini sarò sicuro che il Toponista del tempo non avrà ignorato i doveri retorici di un postrisorgimentale, e avrò una strada uguale a tante altre ma più arteriosa.
Avvertenza: questa logica non funziona nei grandi centri, diciamo nei centri con più di 100mila abitanti.

Faccio insomma il mio inutile giro per Lugo e torno al punto di partenza, il monumento a F.Baracca. All'inizo l'avevo guardato con sufficienza pur subendo il richiamo datomi da certa architettura italica. Alla fine del giro non avevo più scuse: un quarto d'ora da dedicare al bronzo e alla pietra (che scoprirò provenire da Tivoli). Dopo qualche minuto ho pulsioni frenetiche nei confronti dell'opera: scarto nella memoria tutto quello che riesco a paragonare a quello che vedo. Alla fine dell'ora mi allontano sicuro che quell'ala verticale nella piazza rimarrà nel mio immaginario.

14.2.06

Gli uccelli



Stamattina ho mangiato un pollo. L'idea di un'epidemia, pandemia come ci dicono, mi affascina. Non faccio fatica ad ammetterlo e non mi farei problemi nel ruolo di anticipatore e di untore. La nostra epoca ha bisogno di untori. Decimare la popolazione può servire all'aspetto del nostro mondo così come sfoltire una cesta di capelli (come mi dicono spesso) può servire all'ecologia del nostro aspetto.

Siamo noi gli ultimi ad accorgergi di quanto sia utile un'autoeliminazione: gli uccelli, con i loro codici di geometria esistenziale, l'hanno già capito e mettono in pratica un progetto. Non contraggono ma partecipano.

Mangerò pollame e quant'altro, non soltanto per approfittare del crollo dei prezzi che immagino imminente. Lo farò per me e per (quasi) tutti noi, seguendo le regole assegnate a questa parte di universo.

11.2.06

Winter music



Soundtrack di questi ultimi mesi, ad integrazione di post monografici:

Surfjan Stevens: Illinois
Max Manfredi: L'intagliatore di santi
Frida X: Nessuno lo saprà
Amari: Gran master mogol
The National: Alligator
Carlo Fava: L'uomo flessibile
Architecture in Helsinki: In case we die

più varie raccolte più o meno simili degli Abba a far da contrasto snob.

1.2.06

Ofllaga Disco Pax



Un mese fa ho girato una città densa e capace di suggestioni. Io, per disabitudine al convolgimento, ho deciso di affrontare la capitale catalana con un soundtrack che fosse in qualche modo a me affine. Sull'ipod la notte prima di partire ho caricato Wim Mertens e gli Offlaga Disco Pax. Insieme, sì: come il prosciutto e il melone.

Una serata di dicembre mi avevano detto di loro, degli ODP, nell'emisfero che racchiude le due sale studio in cui trascorro questi mesi invernali. Una sala, dedita allo studio diurno, ampia comoda e sopratutto dotata di distributore automatico di caffeina e altre amenità. L'altra, dal fascino geometrico dell'igloo, più affine alle dinamiche politiche del mio esistere e destinata allo studio notturno. Ecco tra i due antri uno spazio di asfalto, lampioni e verde (poco).

Qui un amico che ora vive lontano (ma non troppo) mi parla di loro, degli Offlaga. Io me ne frego. Scarico il cd prima di partire. Lo ascolto la prima volta in areoporto. Per due settimane non riesco ad aggiornare la playlist.

30.1.06

Biglietti agli amici



Questo blog in forma di e.zine avrebbe dovuto chiamarsi così e forse un giorno così si chiamerà. Pier Vittorio Tondelli ha pubblicato Biglietti agli amici nel 1985 in 500 copie autografe da destinarsi agli amici. Il libro, nonostante la diffusione successiva di Bompiani per ragioni di uniformità e completezza, resta l'oggetto di narrativa cartacea più simile a quello che vent'anni dopo potrebbe essere un blog privato.

L'aspetto profetico di Tondelli nei confronti degli sviluppi narrativi di questi anni non si esaurisce alla forma blog ma qui questo ci interessa e a malapena di questo riusciamo a parlare. Biglietti agli amici ha già dentro tutto quello che io poi avrei pensato di scoprire un po' alla volta. Eppure l'avevo già letto più volte quando ho iniziato a scrivere qui: possibile che me ne accorga solo ora?

L'unica soluzione cui posso arrivare è quella della guida inconsapevole o, meglio, dell'emulo inconsapevole visto che il libro è lì nella sua statica perfezione. Le riscritture del libro sono le stesse cui sottopongo i miei post in un incessante labor limae. Le citazioni pop che si alternano sono le stesse che subdolamente lascio parlare a volte al mio posto. I riferimenti cronologici (in un senso puro del tempo) sono gli stessi che io generalizzo con le mie scarne coordinate esterne.

Insomma... era già scritto tutto in me, inevitabilmente.

23.1.06

Panem et Circenses beta2



Non ne volevo parlare. O almeno: non volevo parlarne in un luogo che doveva essere il meno personale possibile. Poi in questi ultimi tempi il cambio di rotta con un focus più personale: testi autobiografici, vanità malcelata nell'ampiamento dei quadratini di flickr.

Insomma... Readinbar lo abbiamo chiamato questo modo di fare proclami in pubblico, con un umorismo un po' stantio. Mercoledì leggiamo e suoniamo anzi: io suono e Mauro (quello di mrdedalus) legge.Alessio ha fatto la foto del manifesto.
Panem et Circenses abbiamo poi chiamato questo readinbar, con barocchismi di nomenclatura e minimalismi propositivi.

Mercoledì 25 alle 19 in un anonimo bar della zona universitaria, per i dettagli chiedete a Mauro.
Chi non viene è un intellettualoide.

13.1.06

IL vivere



Come tutti i fuori sede vivo di stereotipi anzi sono (io stesso) uno stereotipo in quanto fuorisede.
Gli stereotipi di cui vive un fuorisede sono quasi sempre autoreferenziali: il fuorisede vive di stereotipi dalla sua stessa dimensione: un'omogenesi (per un botanico) o olomorfismo (per un matematico).

Lo stereotipo cardine per un fuorisede è IL vivere (con l'articolo): un teorema che potremmo chiamare 'fondamentale' relegando alla categoria dei corollari tutti gli altri. IL vivere sottende 'adeguatamente l'Oceano Bolognese'. IL vivere significa tuffarsi nel maremoto dei contesti e tornare a galla con l'illusione di aver raccolto chissà quale rara conchiglia dal fondale.

A me che vivo sull'Isola Cirenaica una sensazione del genere non è mai capitata (in senso cosciente) ovvero - se mi è mai capitata - è stata forse solo per istanti e comunque me ne sono accorto sempre dopo.

7.1.06

Disciplina e restyling



Questo post è la cronaca di un restyling - è la giustificazione di un restyling - è il recupero di una coerenza stilistica e concettuale.
Questo blog è il fuoco esatto della lente che sta tra i miei pensieri e le mie azioni: è il punto in cui si possono intendere entrambe come il ribaltamento dell'una o viceversa. Un punto così importante, pur nell'approssimazione geometrica che si concede per ipotesi, necessita di una rigida disciplina.

Ho cominciato dalla grafica perchè finora è l'unica materia che sono riuscito a disciplinare e rigorizzare. Un blog rigoroso per pensieri, anzi proclami da quest'isola Cirenaica. E' scattato un nuovo anno, nella convenzione che Dionigi il piccolo ci ha trmandato.
Rigore è anche convenzione. Io da parte mia ci aggiungo solo una retorica a me cara, per ora in versione di pubblicazione beta.

26.12.05

Barcelonas



Fra due ore circa devo alzarmi, ri-vestirmi, rifare un check veloce, chiudere acqua e gas, controllare caldaia e frigo, staccare l'alimentazione dei pc e dei gruppi di continuità.

Poi autobus+aerobus+aereo+varie&aventuali.
nelle pause studio campi elettromagnetici.
ho caricato l'ipod con gli offlaga disco pax.

ho con me Barcelonas di manuel vasquez montalban... che vorrebbe essere una guida letteraria. Libro del 1987, l'anno delle mia prima volta a Barcellona. Leggerò Montalban e mi vedrò indietro di quasi vent'anni: l'eco del franchismo e i lavori dei giochi olimpici lontani. I grandi magazzini i churri i mezzi pubblici di una città che non era una delle mie.

Poi ancora nel 95.
Ero nella rincorsa che dal liceo porta a quel salto nel vuoto che era l'Università non-riformata. E io quella rincorsa la prendevo da lontano, la prendevo con sicurezza .
Sono poi atterrato dal salto? o sono ancora in volo? o è un salto triplo e sono all'ultimo stacco?

21.12.05

Pulizie di Natale



Ho passato un'ora di assoluta concentrazione a pulire la cucina di quest'angolo di cirenaica: dalle 1.30 alle 2.30 antimeridiane, 'notturne' per tutti e un po' anche per me che ultimamente mi alzo troppo presto e dormo troppo poco.
Un'ora, dicevo, per pulire e digerire troppe idee e poco cibo.

Nella vita può capitare di tutto - influenzato dalla simmetria delle posate insaponate - ma non accetto di confinarmi nella mediocrità. Sogno di adolescente rivoluzionario e ipocrisia del mio coetaneo tipo. I rebbi della forchetta a ricordarmi che tutto quel che sembra dover colpire e abbattere sa anche condurre e trascinare.

La mia vita voglio farmela capitare in un certo modo - passando poi a lavare alle padelle - e non voglio sentirmi un piano di appoggio. Semmai un crinale, il bordo della padella, discesa o salita al bisogno: essere la giusta base per le tagliatelle... che altrimenti come si fanno saltare. Non tutte le salite servono a far perdere il gusto.

Nella mia vita non ho bisogno di tutto - mentre sgrassavo i fornelli - e l'eccedente si va definendo da solo, senza sforzo. La definizione implica l'eliminazione (quasi Anselmiano) così come la passata implica la pulizia.
Basta scegliere il prodotto giusto.

16.12.05

Una certa idea di sinistra



"Sà cosa stavo pensando? Io stavo pensando una cosa molto triste, cioé che io, anche in una società più decente di questa, mi troverò sempre con una minoranza di persone.
Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sà che mi troverò sempre a mio agio e d'accordo con una minoranza...e quindi..."

(Nanni Moretti, 1993)


Lì tu stai, bandito e con dura eleganza
non cattolica, elencato tra estranei
morti: Le ceneri di Gramsci... Tra speranza
e vecchia sfiducia, ti accosto, capitato
per caso, in questa magra serra, innanzi
alla tua tomba, al tuo spirito restato
quaggiù tra questi liberi.

(Pier Paolo Pasolini, 1956)

10.12.05

The Goldberg Variations



Non scrivo con un senso di novità, c'è già chi ne ha scritto (un libro su tutti) e in fondo solo negli ultimi secoli scienza e arte sembrano viaggiare su binari differenti.

Sto preparando un esame. concettuale, ostico e pieno di ambiguità. difficile come si dice in genere. Ho bisogno di chiavi di decodifica, ho bisogno di creare percorsi mentali cui riferire lo sviluppo delle dimostrazioni, ho bisogno di una zattera su cui caricare solo i riferimenti (c'è poco posto) nel mare della mia memoria.

Ad indicarmi la via un ascolto pomeridiano: le Golberg Variations in una esecuzione di riferimento e di reinvenzione. Glenn Gould al piano. Lo immagino disadattato al limite dell'autismo, trasandato, vestito male e sullo sgabello troppo basso. Le gambe accavallate chè tanto Bach non ha bisogno di quel pedale destro tanto abusato.
In tutto questo mi rispecchio e da tutto questo imparo e costruisco (percorsi, zattere, chiavi).

Suono anche io con le gambe accavallate, non mi piace il pedale. non mi piacciono gli abbellimenti ne' le note di passaggio. nella musica, nei campi elettromagnetici, nella vita.

3.12.05

Elogio della forma pura



Parlare di musica è per me afferire al sacro che incrocia i sensi umani. Lo faccio quindi con una certa reverenza, sempre dopo aver 'digerito' l'ascolto. Spesso accade che mi violento nell'ascolto quando intuisco una potenzialità di fondo fino a quando l'ascolto stesso non si impossessa di me.

Stasera ribalto tutto e, in piena folgorazione, scrivo di quello che ora, quieora, sto ascoltando. Una forma pura, l'incarnazione della mia idea prototipale di forma musicale . Una forma in cui tutto è, spinozianamente, sub specie aeternitatis. Ennio Morricone e Dulce Pontes. Il più grande musicista italiano e la voce più espressiva del panorama (largo a piacere) di questa fetta di epoca contemporanea.

Tutto come avrei sempre voluto scrivere e eseguire. Ora che ho scoperto che quell'orizzonte di perfezione esiste dovrò buttare più in là lo sguardo, altrimenti rischio di fermare praxis e poiesis e azzopparmi lungo il mio percorso musicale. Stasera resto zoppo.

24.11.05

Dormo poco



Un cliente stamattina... anzi no... cliente non mi piace: è abusato e approssimativo. Una persona con cui intercorrono rapporti che hanno determinati vincoli legati a prezzi e prestazioni. Già meglio, ha anche una sfumatura di meretricio che ben si adatta a questa dimensione a metà fra il freelance e il giovane imprenditore. Per uno che il marchio Ing ce l'avrà al massimo sul biglietto da visita e non riuscirà mai a metterselo nel cervello il meretricio è un dignitoso limbo.

Dicevamo... il cliente o meglio la persona con cui [omissis]... insomma costui mi chiedeva garanzie di visibilità assolute, esigeva risposte dogmatiche sulle prestazioni di un portale. Mentre argomentavo risposte velate di tecno-scetticismi pensavo a quanta ecologia manca alle relazioni in questi tempi barocchi e quanto l'illusione pan-positivista sia destinata alla corda prima o poi.

Ma se io lasciassi tutto per un pianoforte? Se mi confinassi nella riserva indiana dei miei ascolti, mi nutrissi di autoreferenzialità prima...? Poi una volta acquistata la sicurezza dell'eremita mi aprissi ad un mondo che non so ancora immaginare ma che so esistere con dimostrabilità rigorosa?
Nel dubbio, questo novembre dormo poco.

22.11.05

Augusto


Sedere al tavolo e aspettare l'ispirazione
non è altro che il gioco dei pagliacci
un po' di trucco, una parrucca, quattro stracci
per far del sogno un'onesta professione

Fra segatura e sabbia di un palco circolare
fra giocolieri, nani e domatori
trapezisti e maghi, due prestigiatori
ecco l'attrazione, pronta a debuttare

Augusto s'inchina, tossisce e guarda avanti
pensa in questo modo di vincere la paura
di certo non sapeva che fosse così dura
restare calmi se si è ancora dilettanti

Il numero migliore del vasto repertorio
è quello del pagliaccio con l'abito di gala
che grida un disiderio ai piedi della scala
strappando sbadigli e fischi all'uditorio

I cavalli sulla pista, le scimmie e gli elefanti,
perfino l'ipocrita... quell'ingrata della iena
preferiscono dormire perché ignorano la pena
ed al poeta in lacrime sono tutti indifferenti

Il dramma non s'adatta al pubblico pagante
che compra col denaro un'allegria comune
ma la bella equilibrista a spasso sulla fune
sul vuoto lei cammina e trova
[commovente

che ognuno sia all'oscuro dei piani della sorte
perfino Augusto il clown, poeta ed anche attore,
che porta sulla scena, quasi per due ore,
la più alta forma d'arte ovvero la sua morte.

(D.D'Orazio - M.Orletti - D.Vitarelli, 2005)

Augusto.mp3

Mi ha rovinato Daitan III



Una scelta è una scelta solo quando la si riesce ad identificare come tale. Ciò a dire (mi dicono che prima del '68 si dicesse così - poi è arrivato Cioè) se io sto scrivendo e scelgo una determinata sequenza (di parole, di note tanto per fare esempi a noi cari) riesco ad essere decisionale solo per una piccolissima percentuale.
Basta quella a caratterizzare quello che dico, scrivo, suono... ma allo stesso tempo tutto il resto non è opera mia: è qualcosa che ho automatizzato dentro di me, il sempiterno calle in cui ricado ogni volta che mi trovo all'interno di determinati vincoli.

Il motivo di queste di righe è, come al solito, ridicolo al punto da sembrare provocatorio: quando scrivo musica, sopratutto quando arrangio e penso al risultato finale, ritorno ai suoni originari della mia vita senziente.
C'è un progettista giapponese, Sakuma, che parla di 'Remembrance of sound past' e insegue nelle sue realizzazione audio il suono originario. Io molto più occidentalmente, ritorno ai primi suoni provenienti da un mangiadischi rosso...
Inutile che 45giri ci passassero dentro, basta l'immagine a corredo a descrivere un mondo.

E mi è andata anche bene che a scrivere allora fossero i Tempera e gli Zara, chè a nascere di questi tempi Mediasetteschi sarei stato omologato già dal primo ascolto.
Perchè, sono sicuro e poi lo dice anche Bisio, se i bambini erano di sinistra ci sono N+1 motivi. Uno di questi è che una volta per noi i Cavalieri erano solo quelli del Re.

21.11.05

Errori e pudori



Conosco me stesso, conosco la mia musica solo attraverso gli errori. E' un procedimento in negativo che mi porta a dare forma ad un brano. Ho ricominciato a scrivere dopo parecchia astensione dal pentagramma. L'ho fatto, come sempre accade, nascondendomi dietro un pretesto.
E attraverso gli errori che cerco di fotografarmi in questi giorni, mi fotografo scrivendo musica, anzi registrandola. non mi registro quasi mai e alla fine le cose incise sono poche, vecchie e approssimative. Per vedere ancora meglio i miei errori stanotte ho deciso di incidere. un brano di rinnovata scrittura, un foglio uscito da un raccoglitore, un'idea musicale latente da tempo.
Per essere ancora più intransigente ho deciso di farmi correggere, di assumere un Maestro che mi riporti al rigore espositivo (per non dire contrappuntistico).
Il risultato sta prendendo forma. Quasi come un quadro di Campigli.

17.11.05

Anna di Francia




[...]

Non sarò per te un esattore
di una lacrima ventuno volte al mese,
non conterò i giorni alle tue lune
per far l'amore senza rimborso spese.

Non sarò per te solo lo specchio
di una faccia che non cambia mai vestito,
non sarò il tuo manico di scopa
travestito da amante o da marito.

Non sarò quel cielo grigio quel mattino,
il dentrificio che fa a pugni con il vino,
non sarò la tua consolazione,
e neanche il padre del tuo prossimo bambino.

Per questa volta almeno sarò la tua libertà,
per questa volta almeno solo la tua libertà,
per questa volta almeno la nostra libertà
e la piazza calda e dolce di questa città.

(Claudio Lolli, 1977)

9.11.05

Moonlight shadow



Era il secondo o terzo anno di università. Finiva spesso che facessi tardi, come accade di questi tempi. Nella semplificazione di quei ricordi legavo quel periodo alla canzone del titolo del post. Poco fa ripassa alla radio ed ecco l'ennesima madeleline che, sia detto, si concretizza in un post solo per l'istinsto al proclama che a volte si impadronisce di me.

Per uno che era cresciuto con tubolar bells (come protipo di quello che pochi anni dopo avrei imparato a chiamare minimalismo, ancorchè gericamente serialità) scoprire che quel pezzettino pop aveva la stessa genìa fu traumatico. Però però... poi imparai a non snobbare la capacità nel produrre hit o, in senso inverso, a non elevare sugli altari autori solo perchè scrivevano pezzi lunghi più di 10 minuti e con troppe tastiere.
E quelli che scrivono brani lunghi con molte tastiere e non hanno nemmeno un successo radiofonico? Qui prodest (come dice mia nonna)?

Bioritmi autunnali



Cominciamo da ora di pranzo. cibo poi sala studio in centro perchè prima o poi bisogna pur finire questo spettacolo ormai all'ennesima replica. poi prima di cena a provare per lo spettacolo di giovedì (non ne parlo qui sopra, in compenso se ne parla su mrdedalus) poi intorno a mezzanotte al lavoro sul pc e radiotre a tenermi compagnia.

Una routine che ha il fascino della disomogeneità. La cosa più affascinante, la sublimazione di questa serializzazione di vita, viene da un appartamento vicino alla sala studio in cui passo le ore pomeridiane. Tutti i giorni dalle 4.30 alle 5.30 un imprecisato personaggio ascolta in moda filologico i pink floyd, almeno due album di fila, con preferenza per dark side. potrebbe essere anche echoes, che dark side lo ingloba, ma la distanza non mi permette di distiguere la dimensione studio o live dell'ascolto.

L'altro giorno mentre andava Us and them ho finalmente capito come i campi elettromagnetici inglobano le leggi dell'ottica. Ogni volta che penserò alla diffrazione mi verrà in mente quel ritornello che passa in si minore dopo un blando sol maggiore con qualche 9 aggiunta.

2.11.05

P.P.P.



Avevo deciso di non scrivere di Pasolini per tanti motivi, non ultimo un certo snobismo che mi allontana dai temi di facile discussione. L'argomento in questione, il rapporto con l'eredità di Pasolini, non è di facile discussione o almeno non dovrebbe essere discusso ed è questo che mi giustifica nella trattazione.

Mentre scrivo queste righe la fida telefunken sulle ancor più fide frequenze di radio3 trasmette radiogiornali d'epoca... magnani, pasolini... altri rapporti comunicativi, altri argomenti di discussione.
Tutto troppo nobile e troppo poetiche per le nostre orecchie stuprate quotidianamente dal banale e dall'indicibile.

Una chiave di lettura estetica è forse l'unica che ci permette di decodificare una poetica troppo ricca per categorizzazioni.
Il vero e il rappresentabile: ancora oggi guardiamo molto dal basso l'alchimia pasolinana.

28.10.05

Jorgen o degli antichi libri



Quei pochi che mi leggono dicono che non si capisce quello che scrivo. Hanno ragione.
E l'unico pudore che mi è rimasto dopo il nicciano abattimento di ogni morale operato sulla mia persona. Il centro dei miei discorsi (o sarebbe meglio dire il noumeno di quello che scrivo) ama nascondersi. A tal punto che per manifestarsi sceglie contesti estremi.

Estremi come gli orari in cui in genere scrivo, estremi anzi ultracontestuali perchè ho il vezzo del doppio livello di scrittura. L'argomento del post come pretesto e un'intimità contorta che scaturisce da questo pretesto.
Il titolo riferisce al presteso, l'immagine (se riesce) cerca l'improbabile punto di contatto di questo contrappunto di scrittura.
Il livello di lettura, state pur tranquilli, rimane al più uno (nel senso che a volte non c'è proprio).

Ecco, sui libri antichi lavoro in questi giorni, sopratutto di analisi e di soluzioni utilim anzi utilizzabili.
Stavolta il pretesto è alla fine, ma ormai lo si sa: il gioco è svelato.
Ormai non c'è più alcun censore del riso Stagirita.

21.10.05

Resistenza e amore



Alessio Lega e i Mariposa hanno vinto il Tenco 2004 come miglior opera prima e dopo un anno rendono disponibile l'intero cd sul web. Non il mulo a altro p2p, direttamente su un server, anzi su uno spazio culturalmente curato come quello che le bielle coltivano da anni.

Continuo a pensarlo da tempo, ricevo conferme come questa: la diffusione dei supporti culturali non viaggia attraverso le regole del mercato. E' questo il fallimento del Bolkestein-pensiero. Tutto lì, in una pagina html. Accesibilità e usabilità saranno un giorno parole chiave dell'intera produzione-fruizione culturale? E' questa la visione più attuale e più strutturalmente utopistica del pensiero tecno-marxista (Severino inorridirebbe).

Questi spettri devono aggirarsi sui nostri monitor e nei nostri iPod.

17.10.05

Piattaforma 0.1 alpha



Un po' come il post precedente, esiste qualcosa che è già codificato ma non ha programma (non già quello elettorale che poco ci interessa e ci interesserà). Si è votato, ma su una faccia (quando andava bene) o su una pregressa simpatia. A me, come ad altri, non è stato dato di farlo, ma tutti sono felici nelle foto che si vedono in giro e questo a noi basta. Dopo il disinteresse dei referendum di giugno un po' di partecipazione ci voleva. Fine della parentesi ottimistica e ritorno agli intenti iniziali.

Alla fine questo votare senza programma è cosa da riconsiderare... è la presa di coscienza di quell'idea di Asor Rosa (in 'la sinistra alla prova') per cui l'elettore di sinistra, a differenza della 'massa silenziosa', vota con il cuore e almeno quanto con il paraocchi.

8.10.05

Telecalifornia



Interrompo la serie di post esplicitamente politici (usando la barbara accezione unta di qualunquismo) e faccio un po' di introspezione.
La frammentarietà e la banalità dei pensieri di un fuoricorso ha un'ampia letteratura ceh va dall'autocelebrativo allo psicoanalitico. Mi arrogo il diritto degli estremi e scrivo ci e con entrambi gli atteggiamenti.

Da qualche ora questo blog è pingato su Technorati e da ieri dallacirenaica è un blog dimidiatus.
Niente più commenti, dal blog corale al blog monodico. un po' come il salto da eschilo ad euripide. lo spirito della tragedia che si incarnava nella bidirezionalità comunicativa muore oggi, anzi è morto ieri. Da questo spirito mi aspetto che nasca qualcosa. Per il momento mi alleno a far bene il giovane.

(Ri)pensando a Nicola.

7.10.05

Sonetto al militante diligente



Noi siamo l'ingegneria operaia
e voi non ne chiedete conto,
che giocate con i post it gialli,
'sottoproletariati globalizzati'

svegliatevi e cercate la armi
che ogni tanto servono,
se un giorno non avrai più notizie di me
avrò esteso domini e lotte

non quelle di ernesto
ne' i contrabassi del '77
mia è solo la tecnica

e immagino che tu sappia a cosa...
che' anche giovanni lindo
ascoltava la radio tra 'frammenti di...'

Aria di rivoluzione



A cosa servono le primarie?
Il nostro essere nell'impero si manifesta anche e sopratutto dall'acquisizione di metodi di rappresentanza che nulla hanno del nostro essere (stati) animali politici.

Il plebiscito può diventare operazione di marketing a tal punto da travestirsi in operazione di scelta democratica. Io non ci credo. Io non lo voglio (op. cit. in www.faustobertinotti.it et seg.).
Chi elegge con il 'suo' voto e chi controlla gli elettori?
esiste una possibilità di controlla, anzi esiste una necessità di controllo, anzi esiste la necessità di un possibilità di controllo?

A quote così basse si è abituato a stazionare il nostro pensiero che talvolta ci capita di pensare (e scrivere) anche di queste umilianti coercizioni.



Passa il tempo,
sembra che non cambi niente.
Questa mia generazione
vuole nuovi valori
e ho già sentito
aria di rivoluzione.

Ho già sentito [gridare]
chi andrà alla fucilazione.

Franco Battiato, 1973

19.9.05

Paralipomena

Questo blog, nato con rigidi propositi in un febbraio bolognese, ha avuto nel tempo ripensamenti editoriali tali da giustificare un post che li riassuma.
è nato come una risposta al proto-blog mr.dedalus, o meglio come un'estensione di quel lavoro. si era partirti da un banale cms fatto in casa (ai tempi c'era manila, userland e poco altro), nel tempo raffinato, poi arenato (di recente invece rinato e vegetissimo...).
mi sono interessato ai prodotti commerciali e gratuiti, per divertimento tecnico e sfida sull'usabilità. ho scelto alla fine il supporto più semplice, il meno completo e ho cominciato a stuprarlo via css per superare i vincoli del supporto.
i contenuti fino a quel momento non mi erano interessati.

ho cominciato a scrivere per terapia, con posologia di un post a settimana e con l'imperativo (ad oggi mantenuto) di non divulgare il sito, o meglio, di non farne una maglia della rete dei bloggers... semmai un nodo.
progressivamente i rigidi propositi documentativi di un quartiere sono diventati lo specchio dei miei umori. ho cercato però di non cadere nella diaristica di sfogo e di dare una coerenza editoriale al tutto, legata al mondo delle mie 'attività'.

18.9.05

Houellebecq



Non amo le categorizzazioni o, almeno, non amo quelle gratuite.
Quando scrivo questi post - per pura terapia, lo ripeto - tendo a categorizzare tutto e addirittura mi sforzo di farlo senza darlo a vedere.
Lo farò anche questa volta per quello che, appunto, categorizzato dal gusto del momento come il mio 'preferito'. si chiama houellebecq, è ingegnere e scrive, ha passato qualche anno in manicomio.
una scheda che con una certa probabilità si adatterà a me fra vent'anni.

Ultimanente qui parlo quasi solo di musica, credo cerebralmente motivato dalle attività accademiche parallele. non parlo mai di libri.
di un libro non si parla e infatti nulla dirò.
lo si compra per l'assonanza cromatica del dorso di copertina, per vedere se sta bene in libreria, perchè quella casa editrice ci piace.
lo si legge perchè proprio non si ha di meglio da fare o si ha tanto di meglio da fare che lo stare pigramente a girare le pagine acquista un senso di edonismo zen.
lo si segnala perchè - prima o poi - di qui finirà per passare qualcuno ed è meglio che non mi faccia trovare impreparato.

13.9.05

Nuovi ascolti in FM



Erano mesi che le avevo messo gli occhi addosso. Telefunken Mignon r521: il canto del cigno della radio a vavole. Oggi finalmente è entrata in quella che di norma si chiama 'la mia collezione'.
Ha preso il posto sulla scrivania, a fianco al monitor, sostituendo la Philips philetta rossa.
Ma... quasi a scusarmi... il mio rapporto con l'audio è qualcosa più della semplice possessività.
Credo stia uscendo fuori a intermittenza in questa scrittura frammentata per ipotesi che è il weblogging.

9.9.05

summer music



Ho ascoltato più volte (la ripetitività incosciente dell'ascolto è un vincolo di selezione)

arto lindsay: o corpo sutil (the subtle body)
cccp: preghiere danze canzoni...
invano fossati: double life
anne marie von otter meets elvis costello
ludovico einaudi: eden roc

Radio tre 2


Dicevo qualche mese fa del mio rapporto alterno con la radio. 'alternità', mi si passi il termine, derivante da molti fattori. sempre così, tutto deriva da molti fattori. invece no. la banalità deriva da molti fattori. l'analisi deriva da uno, al massimo due fattori prevalenti. poi sullo sfondo tutto il resto.
insomma... i fattori prevalenti.
L'analisi delle cose, la riflessione sull'oggetto, è riconducibile solo alla scelta di chi prevale. perchè a quest'ora questa masturbazione epistemologica?
Tutto parte da radio3, non solo pretesto ma anche contesto: l'ascolto e quando l'ascolto mi condiziona ritmi, umori e disponibilità.
insomma... mi ipnotizza e torno a scrivere. si scrive perchè si ascolta? la scrittura come una risposta vigliacca alla tirannia dell'ascolto radiofonico?

27.8.05

Panem et circenses



Leggere, suonare. anzi, meglio: leggere inediti, suonare inediti. noioso di sicuro ma si fa quel che si può, quando lo si può e con una certa autoreferenzialità, certo, eppure è anche così che le cose si relazionano. cose, intendo, come a dire persone, res extensae insomma, che parlino, blaterino, intervengano, si distraggano, facciano noise di fondo, se ne vadano, arrivino e sopratutto mangino.
Musica mininal, testo minimal --> cibo minimal.
Questo la gente vuole, questo vogliamo noi, questo avremo.

23.8.05

A rebours



Quando scrivo al pc non metto mai accenti e raramente maiuscole. se lo faccio lo faccio solo per chiarezza grafica, mettendo da parte sintassi e buon gusto. perdonate quindi l'errore nella citazione. Anni fa scrissi anche un brano cui un mio amico scrittore (e inconsapevole blogger ante litteram) regalò questo titolo.

A rebours, al contrario, i miei progetti vanno avanti tanto quanto posso focalizzare il passato. quest'estate l'ho fatto, al limite algebrico fra causalità e casualità, con tre concerti. seguono relative recensioni miste e introspettive.

GIOVANNI LINDO FERRETTI E AMBROGIO SPARAGNA in due serate, rispettivamente 'litania' e 'falce e martello', bologna p.zza santo stefano, fine luglio.

sulla mia via di damasco incontrai i cccp nell'età giusta, ne' prima ne' dopo. poi il distacco, le mie vie... e sembra di essersi riaccordati. anni fa (dieci) scrissi un pezzo in latino pensando ad una litania cantata da ferretti. forse un giorno...

CLADIO LOLLI E PAOLO CAPODACQUA, festival estivo di roccascalegna (nell'entroterra chietino), inizio agosto.

stessa via (damasco) e stessi anni. lolli, prima di guccini, prima di de andrè. l'anti-cantautore quindi IL cantautore. non ho mai scritto pensando a lui, per capacità e indole non riesco a scrivere quando sono triste, nemmeno quando sono felice. insomma scrivo quando sono medio (cit.).

STADIO, festa patronale di sambuceto (alle porte di pescara), fine agosto.

intimo al limite della vergogna il legame. imbarazzante l'ascolto (e la tolleranza) di certi brani. però ci sono andato e proprio dopo questo concerto ho ripreso a scrivere. perchè?

Propositi

Di questi tempi è banale parlarne. Premessa inutile tanto che continuo a pensare e scrivo solo quello che l'attenzione raccoglie dal flusso dei pensieri. in genere le cose peggiori o (che è lo stesso) più writer-correct.

Tecniche e musiche. Il blog ha preso questa direzione, i miei ritagli di tempo sono saturi di queste tematiche, e quindi non qui, non in questo post continuerò a registrarne con mensile cadenza le mie creazioni tecnico-musicali.

Editoria. Come la lava qualcosa si rimescola informe e probabilmente not uscirà mai da una delle tante bocche del vulcano, ma si rileva un'inaspettata vitalità. questo post basta a dimostrarlo, o meglio intuirlo.

Doveri. Voce critica. non qui, non ora e di fatto mai parlarne scrivere, lamentationes utili solo ad essere inopportune. Si gioca con i progetti, meno iperbolici di un tempo ma ancora lontani dall'essere concreti ancorchè possibili.

Ho deciso di scrivere un secondo post di taglio più intimo e diaristico, pur temendo un influsso di registro e di complicazione nelle subordinate. il brutto è che lo leggerai prima di questo.

27.6.05

Tecnica e musica



Dopo mesi riprendo a scrivere. credo che per un certo periodo userò questo contenitore-blog come diario delle mie realizzazioni tecniche. e che c'entra con la cirenaica?

Cirenaica è un modo di intendere la città: nelle mie realizzazione cerco questo atteggiamento nei confronti dell'ascolto musicale.
Ecco sì, perchè di musica poi si parla. Tecnica e musica, citazione a metà tra Heidegger e Jannacci.

Negli ultimi mesi sto dando una linea alle mie realizzazioni. Anzi... sono le mie realizzazioni che si sono date una linea in modo quasi autonomo.

Ascolto casalingo, in ambienti presumibilmente piccoli. pochi watt, valvole, altoparlanti leggeri e coerenza, sopratutto. C'è un solo altro ambito della cultura umana che inventa aggettivi per le sensazioni... l'enologia...
Cercherò di tracciare un itinerario che stia all'orecchio come solitamente siamo abituati a sentir parlare del palato.

25.1.05

polaroid


Quando posso cerco di evitare il digitale, probabilmente per rigetto naturale rispetto alle mie attività e ai miei studi, che alla fine mi riportano sempre a lavorare con un universo fatto di bit.
Più che nostalgia è il riappropiarsi del senso del continuum, opposto al discretum digitale. E' successo prima con il vinile, poi con l'analogico valvolare, ora ho cambiato senso e sono passato alla polaroid.
La tendenza è talmente estrema che mi ritrovo ad amare proprio i limiti di queste tecnologie: il rumore di fondo, la grana, la bassa risoluzione.
Quest'analisi vale sia per l'udito che per la vista.
Insomma... siamo sicuri che abbiamo veramente bisogno di avere bisogno di 'alta risoluzione' in tutto quello che usiamo?

24.1.05

la fiat uno


Più che un veicolo è una concezione dell'essere. Questo dicono in genere gli autocelebranti possessori di 2CV, R4, Maggiolini, MiniCooper et similia.
E' forse ora di cominciare a celebrare anche la Uno, che in fondo è stata pensata e progettata quando le auto servivano ancora per fare di tutto... e tutto dovevano fare, altro che city car.
Descriverò con dovizia di particolari cosa amo fare con la mia Uno e cosa lei ama fare con me. Lo farò però in post futuro 'Manifesto dello slow drive'.
Stanotte sono tornato tardi, strade deserte e ghiaccciate. Ho fatto la strada più lunga, come spesso accade. Stasera era inevitabile farlo.
La quattordicenne danzava .

23.1.05

radiotre


Per intere stagioni è la principale compagnia della giornata. Poi resta spenta per mesi. In queste ultime settimane l'ho riaccesa, complice una philips a valvole nelle vicinanze strategiche del monitor.
Vivo la giornata in modo alterno, spesso con un ritardo di 5-6 ore sugli orari canonici. Radiotre discretamente si adatta alle variazioni del ritmo dei miei giorni, molto più di quanto riesca a fare il mio corpo.
Ora (le 3 di notte) c'è una sorta di roaming con il quinto canale della filodiffusione... un residuo d'altri tempi, che peraltro è altrimenti inascoltabile, visto che modula il segnale sulle frequenze interessate dall'adsl.
E la fida philips a valvole continua invece il suo dovere senza canone, senza auditel, senza pubblicità.

22.1.05

resistenze in Bolognina


Oggi ho rimpinguato il mio archivio di resistenze con 40 eur di acquisti.
Il mio 'pusher' spaccia i suoi preziosi cilindri di carbone in una via che ama nascondersi (come la natura in Eraclito) in un quartiere che ama nascondersi.
In mezzo alla Bolognina riesco ancora a trovare resistenze prodotte 40-50 anni fa, realizzate in un modo inconcepibile per il nostro tempo fatto di elettronica globalizzata.
Seci, Neohm, AllenBradley... marchi che alimentano il feticismo dei componenti passivi. Sarò l'unico a subire il fascino della realizzazione tecnica partendo dalle sue cellule primitive?
La Bolognina intanto, già fulcro bolognese della Resistenza, 60 anni dopo continua a resistere alla standardizzazione delle resistenze.

21.1.05

valvole e amplificatori


Io per rilassarmi progetto (e poi ogni tanto costruisco) amplificatori a valvole.
Nella realizzazione del prototipo di solito attraverso un numero standard di fasi:
1. scelgo le valvole da utilizzare tra i cartoni di materiale che accumulo in modo esponenziale da qualche tempo a questa parte. i criteri di scelta sono perlopiù empatici: dipendono dalla stagione e dall'indole del momento.
2. studio con una certa attenzione la letteratura tecnica in merito. scarico schemi, consulto gli archivi dei forum... e comincio a prendeere appunti disordinatissimi su fogli con punti di lavoro abbozzati, ipotesi sulle caratteristiche soniche delle scelte soniche.
3. preparo il case di legno, prevedendo il giusto spazio per le incursioni pittoriche di betta.
4. mi procuro i componenti con meticolose scelte nei miei raccoglitori e con attenti giri tra i miei tre pusher bolognesi (a breve i dettagli su questi luoghi di piacere elettronico). questa fase mi provoca un piacere che giustifica tutti gli smadonnamenti che di norma accompagnano la fase 5.
5. foro, monto, saldo, accendo, testo.
5 bis. testo ancora perchè qualcosa al 99% ronza. GOTO 5 bis.
5 ter. ascolto il tutto per 2 giorni ininterrotti e vedo se la 'cosa' salta in aria.
6. se tutto funziona come deve monto qualche componente di pregio per autocompiacimento audiofilo e tecnico. sostituisco condensatori e potenziometro e (se la pecunia lo permette) cerco di rimediare trasformatori di uscita ad hoc.